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14 febbraio 2019: incontro con Luciano Gualzetti

Lecco, Collegio Internazionale Arcivescovile Volta

PAUSA DIDATTICA: DIARIO GIORNO 4

Durante il quarto giorno di pausa didattica gli alunni hanno incontrato il direttore della Caritas Ambrosiana Luciano Gualzetti.

Durante la settimana di pausa per gli alunni della Scuola Secondaria di Secondo Grado sono state organizzate iniziative di educazione alla cittadinanza ed orientamento agli studi e alle professioni. Gli incontri sono un’opportunità per gli studenti di venire in contatto con figure istituzionali e professionisti che li aiutino a promuovere i propri interessi e competenze entro un orizzonte formativo più ampio, anche oltre le consuete finalità disciplinari.

Giovedì 14 febbraio, durante la quarta giornata di attività, gli alunni hanno avuto la possibilità di incontrare il Direttore della Caritas Ambrosiana dr. Luciano Gualzetti.

INCONTRO CON LUCIANO GUALZETTI

La Caritas Ambrosiana è un ufficio della Curia Arcivescovile della Diocesi di Milano dove lavorano persone che vogliono far incontrare la presenza e azione sul territorio di tante parrocchie con i bisogni delle persone in difficoltà che nel territorio vivono. È persona giuridica pubblica dell’ordinamento canonico ed è ente ecclesiastico civilmente riconosciuto, che vuole aiutare le comunità cristiane sul territorio della diocesi di Milano nel provvedere ai bisogni per i meno abbienti, i poveri, quali che siano, con azioni concrete di solidarietà e impegno per la loro promozione.

All’art.1 del suo statuto si legge: ”La Caritas Ambrosiana è l’organismo pastorale istituito dall’Arcivescovo al fine di promuovere la testimonianza della carità della comunità ecclesiale diocesana e delle comunità minori, specie parrocchiali, in forme consone ai tempi e ai bisogni, in vista dello sviluppo integrale dell’uomo, della giustizia sociale e della pace, con particolare attenzione agli ultimi e con prevalente funzione pedagogica. La Caritas Ambrosiana è lo strumento ufficiale della Diocesi per la promozione e il coordinamento delle iniziative caritative e assistenziali, all’interno delle altre specifiche competenze diocesane”.

Di questa realtà abbiamo incontrato il Direttore, il dr. Luciano Gualzetti: lecchese, da due anni nel ruolo che per la prima volta è affidato ad un laico (fino al suo arrivo è sempre stato un sacerdote), incarico che arriva a conferma di tanti anni passati sempre in Caritas nel ruolo di vicedirettore (fin dal 1997, quando venne chiamato dall’allora Card. Martini), in continuità con un percorso di impegno nel mondo della solidarietà che lo ha visto sempre in gioco in prima persona, con “testa e braccia”, come Gualzetti stesso ha sottolineato, anche a Lecco.

L’incontro con  il Direttore Caritas, il sentirlo parlare di una realtà decisamente articolata e complessa, ci ha invece un allontanato dalla visione romantica e assistenziale della solidarietà, trasmettendoci l’idea che, oltre al primo intervento che comunque deve restare, c’è molto di più da realizzare. Come a dire che, in questa sfera della carità, mentre si risponde alle urgenze, c’è da mettere in campo qualcosa di più.

C’è molto più da realizzare

Che sarà mai questo di più che la carità esige?

Gualzetti ce lo ha sintetizzato con alcune parole famose del Vangelo, prese dalla pagina che racconta di un buon samaritano: c’è da “farsi prossimo”. Ma di nuovo, questo che cosa vuol dire?

Quando si vuol davvero vivere la carità nel suo di più rispetto alla semplice assistenza si tratta non solo di rispondere ad un bisogno, dare due spiccioli a chi ce li chiede per strada, ma anzitutto di guardare queste persone negli occhi, cercare di scambiare con loro due parole, avere il coraggio di trattarli semplicemente come persone, superando così la crosta di pregiudizi che ci prende e che ci fa sentire tutta la loro e nostra distanza e diversità.

Spesso però ci capita, di fronte alle richiesta di aiuto che qualche persona per strada ci rivolge, che ci si accorge di quanto il nostro intervento sia limitato, poca cosa, per certi versi inutile nel risolvere il suo vero problema; anche per questo ci si giustifica nel fare poco o nulla.

In questo caso vivere la carità nel suo di più rispetto alla semplice assistenza, significa accettare il fatto che assistere persone in difficoltà non è cosa che si può sempre fare da soli, ma che esige una azione più organizzata e capace d’insieme. Se di fronte a certi bisogni tutti proviamo la voglia di fare qualcosa, di aiutare, ma poi ci blocchiamo perché ci appare evidente che non possiamo fare gran che, quello è il momento in cui, se vogliamo fare di più, occorre cercare altri con cui affrontare il problema, ed insieme, grazie alla forza di una azione di gruppo, proporre una soluzione in cui la responsabilità della risposta sia condivisa.

Per questo la Caritas favorisce l’incontro fra coloro che desiderano aiutare gli altri, favorisce la logica corale della azione di carità, mettendo in campo, dove già nascono mille attività ed iniziative, un coordinamento; in concreto nella azione delle parrocchie. Ovviamente, quanto più insieme si realizza la risposta ai bisogni, più è facile condividere e suddividere le responsabilità, i compiti, coordinare le azioni, ed è così che le risposte divengono possibili, più forti ed efficaci.

L’unione fa la forza

Se di fronte ad una situazioni di bisogno non sai cosa fare… è perché stai ragionando da solo!

La cosa risulta particolarmente vera quando vi sono improvvise emergenze: una calamità naturale, una situazione di grave emergenza… Che fare, dopo che i social ci hanno movimentato profonde emozioni? La Caritas punta, anche in questi casi, ad essere pronta per azioni d’insieme, per la promozione di opere segno: ovvero offrire la sua organizzazione per permettere il massimo coordinamento tra coloro che vogliono esprimere concrete forme di aiuto, e così realizzare possibili iniziative attivando servizi; in tali occasioni è l’efficiente struttura organizzativa che capillarmente opera presso le parrocchie che sostiene, organizza e coordina gli interventi di emergenza, la raccolta fondi, la gestione dei progetti. Tutte cose che non si improvvisano, che sono possibili perché prima di tutto ci si cura di essere pronti ad agire insieme.

Quando si vuol davvero vivere la carità nel suo di più rispetto alla semplice assistenza c’è da dedicare tempo e attenzioni al diffondersi di parole e cultura capaci di costruire sensibilità verso chi ha bisogno, favorendo la riflessione intorno ai temi della solidarietà, per promuovere il formarsi di mentalità che abbiano il coraggio della carità: c’è incredibilmente bisogno oggi di corretta informazione, studio, conoscenza delle situazioni, maggiore consapevolezza dei problemi affrontati da chi sta ai margini, di un’idea più chiara delle cause remote e profonde che generano certi bisogni. Per questo la Caritas promuove studi e ricerche sui bisogni e risorse del territorio e così adeguare l’azione delle opere caritative che vi operano, oppure sostiene il volontariato non solo nella sua primaria azione nell’ambito socio assistenziale ma anche con interventi nell’ambito della formazione, e ancora permette il realizzarsi di un’esperienza come il servizio civile maschile e femminile (Anno Volontariato Sociale).

Ma anche solo la denuncia quotidiana di superficialità e ignoranza nella lettura di fenomeni che quotidianamente tocchiamo con mano sono una parte importante di questo lavoro a vantaggio di una mentalità capace di carità. Ricordare, soprattutto a chi si dichiara cristiano, che ci vuole coerenza tra comportamenti e riferimenti di una vita, tra ciò che si vive in settimana e ciò che si ascolta e si vive ogni domenica, fa parte della missione.

Di più in questo caso è prendersi cura delle ragioni profonde e autentiche sulle quali si regge la propria azione di carità e volontariato, perché sia mossa da radici autentiche: una cultura della pace, aperta all’incontro, alla mondialità. Questo va realizzato se vogliamo che la risposta ad un bisogno e ad una emergenza sia occasione non solo per sentirsi più buoni e capaci, ma perché sia sempre occasione di incontro fra persone e costruzione di integrazione sociale attraverso la proposta di nuove possibilità di vita, ben oltre la semplice questione della assistenza, del problema sociale da contenere, dell’ordine pubblico da garantire.

La carità come azione politica

Per questo e infine, quando si vuol davvero vivere la carità nel suo di più rispetto alla semplice assistenza c’è da comprendere che tutta l’azione che si sa esprimere ogni volta si aiuti qualcuno che la società mette ai margini, è di fatto un’azione politica: ogni forma realizzata di carità per chi sta ai margini è domanda e stimolo alla stessa società che emargina, e in particolare alle sue istituzioni civili, che vengono così sollecitate nel concepire possibilità d’integrazione, o denunciate per la loro incapacità, non solo per le soluzioni operative che vanno mettendo in campo, ma anzitutto nell’aggiornare e definire l’adeguata legislazione, senza la quale i problemi risultano abbandonati a se stessi, scaricati sul territorio, con conseguenze in genere negative per la stessa tenuta del tessuto sociale.

Anche un povero è un cittadino, che ha diritti e doveri. Chi opera nel mondo della carità riflette, esprime, lavora per un progetto di integrazione sociale che la politica, prima o poi, è chiamata a considerare. Non si tratta solo di assistere, di far regalie, sanatorie, concessioni ma di costruire politiche: perché sia possibile, anche a chi ne ha bisogno, l’avere casa, lavoro e istruzione. Una città non ha solo da offrire assistenza a chi è ai margini, una città può fare molto di più se qualcuno comincia a ragionare e a muoversi verso chi è in difficoltà, pensano, ipotizzando, proponendo in modo concreto, per quanto semplice, appartenenza e cittadinanza, in un crescendo possibile di diritti e doveri.

L’obiettivo è liberare ogni persona che oggi riceve aiuto dallo stesso aiuto, in modo tale che ci si senta pienamente restituiti alla propria dignità, che è anche quella di cittadino.

Questo è il vero fine dell’assistenza: che la persona sia pienamente recuperata alla comunità della città. Che è lo stesso fine della comunità: permettere a tutti di contribuire e godere dell’aiuto reciproco.
Ecco perché si può dire che lo sguardo sui più fragili aiuta la comunità a progettarsi.

Servirebbero delle palestre…

…non solo per stare in forma, avere qualche muscolo ben scolpito, eliminare i grassi in eccesso.
Palestre per imparare a vivere insieme l’esperienza della solidarietà, del volontariato e della carità.
Le occasioni, anche qui a Lecco, sono tante. Basterebbe il coraggio di uscire di casa. Un doposcuola, del volontariato civile, la partecipazione ad incontri di un centro culturale, in parrocchia… È così che si comincia: col farsi prossimi al territorio in cui siamo, sentendosi parte di esso.

Il resto… capita.

PER INFORMAZIONI

Per iscriversi inviare una mail a segreteria@collegiovolta.it
oppure telefonare al numero 0341 363096-1